martedì, 07 aprile 2009

Dopo aver sentito e seguito le notizie del Terremoto in Abruzzo, non ce la faccio proprio a scrivere.

Penso a tutte quelle persone senza più un posto dove stare, che si sono visti le famiglie distrutte, devastate.

Un po' a causa del mio lavoro penso a quei poveri studenti che sono rimasti sotto le macerie della Casa dello Studente, ragazzi trapiantati da un'altro posto, da un'altra realtà, che sono periti o si sono salvati per pura fatalità.

Ora più che mai è necessario stare vicino a queste persone. L'istinto è stato quello di dire: mollo tutto e vado anche io ad aiutare, ma non è possibile. Hanno detto che servono aiuti specializzati, io cosa mai potrei fare? Sarei solo d'intralcio. E allora mi dico che posso fare qualcosa anche qui, magari può sembrare sciocco, senza senso, ma forse, pregando per loro posso dare il mio contributo.

Anche se può sembrare retorica, perché non spendete un secondo e mezzo del vostro tempo per dire, pensare, abbozzare una preghiera per loro. Magari può sembrare sciocco, ma spendere tre secondi del nostro tempo, fermarsi a pensare a loro, forse può anche non essere poi così banale.

La tragedia sta assumendo ora dopo ora dimensioni epiche, quindi purtroppo non c'è altro da dire o da scrivere. Finsico così come ho iniziato : una prece.

postato da: martolyna66 alle ore 09:04 | Permalink | commenti (2)
categoria:emozioni, aiuto, lutto
venerdì, 10 ottobre 2008
Da un po' di tempo sogno. Faccio sogni carichi di significato, che alla fine si rivelano essere veri e propri balsami per l'anima.

Il primo l'ho fatto il 24 Aprile 2008. Dopo due anni e mezzo che è morto mio padre sono riuscita a sognarlo.
Dopo il grande dolore della perdita inprovvisa e inaspettata, mi sono resa conto che non sono riuscita a congedarmi con lui. Ci sono tante cose che avrei voluto dirgli e tante cose che avrei voluto sentirmi dire. Non si pensa mai che il tempo a volte sta per finire. E alla fine, insieme al dolore rimane il rimpianto, che forse è più dannoso e subdolo del dolore, che piano piano col tempo viene stemperato, un pochetto alla volta, goccia dopo goccia. Il rimpianto invece no. Rimane lì, duro e inflessibile. E lavora dentro, riesce a dilaniare il cuore e l'anima.

Dopo queste premesse, vi racconto il sogno che ho fatto allora, e che mi ha cambiato la vita.

Mi trovavo in un ristorante gestito da amici. Siamo molte persone e siamo lì per mangiare mozzarella. In effetti quello è un ristorante dove la specialità è la mozzarella.
E ad un certo punto il titolare mi fa andare nel cortile, sotto una tenda. Mi giro e mio padre è lì. Sta molto bene, è dimagrito ed è molto in forma. Il suo aspetto è curato, è vestito come si vestiva di solito, jeans e camicia, e mi sorride.
Io tremo dall'emozione e, esitando un po', mi avvicino a lui. Lui mi sorride e si avvicina e a questo punto lui mi abbraccia. Un abbraccio caldo, morbido, avvolgente. Mi dice tante cose, che purtroppo non ricordo, ma mi ricordo che nell'abbraccio ci sto bene, mi sento a casa. Poi iniziamo a parlare, come tante volte abbiamo fatto in passato. 
Poi ad un certo punto mi guarda molto seriamente e mi dice "Sono venuto perché devi sistemare le cose. E' necessario che tu sistemi tuto quanto, tua sorella non è in grado adesso di prendere decisioni, bisogna che tu la aiuti". In quel momento io so esattamente cosa è rimasto in sospeso e cosa possa averlo indotto a venire da me. Ci abbracciamo, lo rassicuro che avrei fatto tutto il possibile per sistemare ogni cosa rimasta in sospeso e che poteva stare tranquillo. Poi così com'è venuto se ne va.

Il mio amico mi chiede se stessi parlando con mio padre e io, meravigliata di quella domanda, gli rispondo di si. Lui mi dice che quel luogo è un luogo un po' magico, mi prende per mano e mi porta all'interno del ristorante, dopo aver attraversato varie sale, e mi mette davanti ad un muro. In mezzo a questo muro c'è una specie di spioncino.
Lui mi guarda e mi sorride e mi dice: "Guarda qui dentro", indicandomi lo spioncino.
Ma io ho paura, e non voglio guardare: " Ho paura, non voglio guardare". Dopo vari tentativi da parte sua alla fine mi faccio convincere e con riluttanza avvicino l'occhio allo spioncino.
Dall'altra parte c'è una bellissima sala biliardi, un po' fumosa, con tavoli da biliardo e tavoli da gioco. Mio padre è seduto ad un tavolino e gioca a carte con un suo amico, che io conosco e che purtroppo è mancato un anno prima di lui. L'atmosfera è serena e giocosa, tutti si divertono e si avverte una grande pace e tranquillità.

Il mio amico mi guarda e mi dice " Hai visto? Non c'è da aver paura! Lui sta bene ed è con i suoi amici. Non può accadergli più niente, devi stare tranquilla."
A questo punto mi sveglio. 
 
Devo ammettere: la mia vita è cambiata dopo quel sogno. Da quel momento faccio soltanto sogni "profetici" o dove analizzo certi miei comportamenti e me ne viene data la spiegazione. E qui arriva il secondo sogno.
 
Sono in una grande fattoria, sono andata a trovare la madre del mio amico sacerdote. Da notare che sua madre è scomparsa molti anni fa. Questa donna è molto anziana e malata e non può fare sforzi. Io sono lì sua ospite e mi sento in dovere di darle una mano. Lei in continuazione fa cose che non dovrebbe fare, sposta mobili, prende sulla schiena pacchi pesantissimi, va nella stalla e munge le mucche poi si carica i bidoni sulla schiena e li porta in un'altra stanza e quant'altro (da notare che il latte dei bidoni è rosa confetto, unica nota colorata di un sogno color seppia), e tante altre cose pazzesche. Alle folli e pericolose corse di questa donna io corro dietro in maniera forsennata e ogni volta le tolgo il lavoro facendolo io al suo posto. E lei sorride e ridacchia. Alla fine io, sfinita, le chiedo perché fa tutte quelle cose pericolose per la sua salute e la sua incolumità. E lei sorridendo mi risponde che è questo il mio dovere, e che lo devo fare senza sentirne la pesantezza, con allegria ed entusiasmo. Che non è lei che me lo chiede, e guarda suo figlio, che mi sorride e annuisce.
Devo dire che il mio amico ci parla spesso di sua madre, che era una persona buona e saggia ma tanto, tanto ostinata e caparbia.
 
E questo si traduce immediatamente nella mia vita reale: ultimamente sto correndo come una pazza cercando di fare tutto ciò che mi viene chiesto e sinceramente sono stanca. I miei doveri nei confronti della mia famiglia, dei miei suoceri, di mia madre, di mia sorella, dei miei amici, dei miei colleghi, mi pesano molto e ne sento il peso immane sulle mie spalle.
Mi sembra che tutti mi chiedano di fare cose, e io non voglio dire no a nessuno, e per questo a volte mi complico davvero la vita. In tutto questo ho anche la presunzione di fare tutto da me, di bastarmi e quindi di rifiutare l'aiuto che mi viene offerto, infilandomi sempre in situazioni grottesche e difficili (tipo essere in due luoghi contemporaneamente e altre amenità). Mi sembra che tutti mi chiedano l'impossibile, e nei loro confronti io mi sento molto inadeguata, perché non riesco a stare dietro a tutto, ma soprattutto mi pesa il dovere. Mi pesa il doverlo fare, mi pesano le ragioni. Non penso sia soltanto fatica la mia. Forse sono troppo egoista....non so.
Ma questa donna (o forse la mia coscienza) mi ha fatto capire che non devo lamentarmi. Che fa parte della mia vita, ed è questo il mio talento: aiutare le persone.
 
Da parte mia devo sforzarmi di non essere troppo egoista, e di non essere troppo indispensabile. E' bello sentirsi utili, ma a volte bisogna lasciare lo spazio anche agli altri. Che forse forse qualcuno mi voglia fare riflettere???
postato da: martolyna66 alle ore 13:29 | Permalink | commenti (8)
categoria:pensieri, famiglia, sogni, amicizia, emozioni, aiuto